intervista su "Mi manda RAItre"

Da Mi Manda Rai3 trascrizione da video
http://www.youtube.com/watch?v=xAOtnZ8oVc8&mode=related&search=
…(Intervistatore)
Sentite con attenzione la storia che vi stiamo per raccontare perchè è una storia che ha degli sviluppi drammatici ma io direi addirittura inauditi, Marco Marchese viene da Palermo fategli un grande applauso perché è qui per sostenere una battaglia
….Allora , quando inizia questa storia e dove inizia?. Perché il nome è estremamente importante!

“Questa storia inizia quando avevo tredici anni, a Favara , in provincia di Agrigento. Perché a dodici anni avevo deciso di entrare in seminario perchè volevo diventare prete,
perchè volevo approfondire quello che volevo fare da grande. Pensavo di avere la vocazione, volevo quindi scegliere, fare un cammino di discernimento. E fu in un seminario che conobbi don Bruno. Don Bruno era un diacono che da li a poco sarebbe diventato prete. Una persona a cui inizialmente mi legai fortemente perché sembrava una persona affettuosa , molto spirituale che mi circondava di mille attenzioni,”
(Intervistatore) ”In una fase all’inizio immagino di difficoltà nell’insieme del seminario. Voi vivevate li dalla mattina alla sera dormivate li no?”
(Marco) Tornavamo a casa ogni settimana o ogni quindici giorni a seconda degli impegni che avevamo nelle varie chiese; e fu un pomeriggio di dicembre un pomeriggio di pioggia perché solitamente gli altri pomeriggi giocavo con gli altri compagni a calcetto nel cortile del seminario, che mi chiamò e mi disse di venire con lui in camera a riposare; come accadeva spesso che entravamo nelle camere dei nostri assistenti. E quel pomeriggio, dopo avermi spogliato, dopo avermi baciato, abusò di me. Cosa che avvenne anche successivamente negli altri pomeriggi e anche dopo che lui divenne prete; quindi lasciò il seminario per fare il parroco in varie chiese.
(Intervistatore) e quest’episodio avvenne nel “94 quindi tu avevi appena quattordici anni
(Marco) Dodici anni, avevo dodici anni nel “94.
(Intervistatore) Quindi quasi non ti eri quasi reso conto di quello che ti stava accadendo!
(Marco) È stata la mia prima esperienza sessuale forse un po precoce e direi sbagliata. Lui mi diceva era una amicizia particolare la nostra che non dovevo raccontare a nessuno perché gli altri non avrebbero capito, sarebbero stati delusi, invidiosi di questo nostro rapporto che avevamo. Del resto io mi ero convinto che fosse un’amicizia divina. Per me era un uomo di Dio; era la persona con cui pregavo, con cui animavo la messa , quindi mi ero fidato di lui ciecamente.
(Intervistatore) Questi episodi sono andati avanti in quell’anno in cui lui era ancora al seminario. Poi mi hai detto che lui diventa prete, lascia il seminario…
(Marco) Lascia il seminario per fare il prete in parrocchia. Però i nostri rapporti diventano ancora più forti perché lui diventa il mio padrino di cresima e, spessissimo andavo a trovarlo in parrocchia nei fini settimana che avevo a disposizione, durante le vacanze estive. …e anche li accadeva che in sacrestia o piuttosto a casa lui abusasse di me, all’inizio quando andavamo a riposare o la sera quando rimanevo li a dormire da lui, per quattro anni. Anni difficili perché sin dal primo episodio, dal primo abuso ebbi un attacco di colite, di gastrite. Iniziai ad avere incubi notturni, insonnia, senza però capire perché.
(Intervistatore) Un modo irrazionale per dimostrare un disagio.
(Marco) Lo dico adesso allora non lo capivo, non lo capirono nemmeno le persone che mi stavano accanto. Tanto è che uscivo ed entravo dagli ospedali per trovare una causa a questo mio malessere……… Poi passai al seminario di Agrigento, quindi superai la fase della scuola media frequentai la scuola superiore, che tra l’altro era una scuola esterna al seminario, quindi la mattina uscivamo con i compagni, frequentavamo questa scuola e poi tutto il resto dell’attività la facevamo in seminario. Naturalmente col tempo mi resi conto che qualcosa non andava, e una sera un seminarista più grande , un compagno di seminario mi chiese come mai la notte prima avevo pianto durante il sonno. In fondo era la prima volta che raccontai quello che mi era successo e fu allora che scoprii, perché me lo disse lui, quella che fino allora per me era una amicizia divina, un amicizia particolare in realtà era un abuso, un abuso sessuale.
(Intervistatore) Tu come reagisti a quella rivelazione che ti portò questo amico?
(Marco) Lui mi disse subito di informare i superiori perchè era una cosa gravissima quello che mi era successa e quindi dovevo informare il rettore di questi fatti. Cosa che io feci immediatamente.
Andai sia dal vice rettore che dal rettore perché temevo che questa persona potesse far del male a qualcun altro, ad altri ragazzi. Si proprio questo chiedevo ai superiori: Aiutatelo! È una persona che va aiutata perché può fare del male ad altri bambini, e tra l’altro questa è una parrocchia molto affollata, facevano le colonie estive con i bambini….
(Intervistatore) Era molto a contatto con i bambini; Che ti rispose il rettore?
(Marco) Il rettore mi disse di starmene tranquillo, sereno, di pensare al mio cammino di discernimento, di starmene in silenzio, che avrebbero loro informato il vescovo di questa cosa e che avrebbero preso provvedimenti; Quindi io mi affidai a loro. Cercai di risolvere i miei problemi di salute che in quei tempi si erano fatti molto forti; tanto è che attraversai un momento molto particolare. Cercai addirittura una volta di ingerire una quantità enorme di farmaci; di trovare una soluzione al mio malessere. Per loro era finita così, mentre per me non era finita perché avevo una coscienza, quel prete che continuava a stare in mezzo ai bambini………
(Intervistatore) …. Ma loro quando ti dissero: saremmo intervenuti, Parleremo col vescovo….Poi c’è stato un intervento? Hanno allontanato questo sacerdote?
(Marco) Il prete continuò a stare in quella parrocchia. a stare in contatto con i bambini; tanto è che una volta m’invitò pure. Io naturalmente rifiutai di andarlo a trovare. Per questo motivo mi feci coraggio e decisi di andare ad incontrare il vescovo perchè pensavo che lui non fosse stato informato di questa mia storia.
(Intervistatore) Nonostante che il rettore avesse detto che lo avrebbe informato…..
(Marco) Mi aveva assicurato cosi…….
(Intervistatore) Com’è andato l’incontro con il vescovo?
(Marco) Incontrai una persona che ascoltò freddo il racconto, forse un po meravigliato di quanto mi era successo. Alla fine del mio racconto prese qualche appunto. Poi sì alzò, prese un libro. Scrisse sul libro: A Marco con ogni benedizione e mi disse: Stai tranquillo, sereno, non ti preoccupare, adesso ci penso io. Tu non parlarne con nessuno. L’indomani mattina chiamò tutte le persone con cui avevo parlato di questa storia e anche lo stesso prete.
(Intervistatore) Don Bruno?
(Marco) Si don Bruno. Lo stesso giorno si precipitò a casa mia, perché il vescovo gli aveva ordinato di farmi le scuse se qualche suo atteggiamento mi potesse aver dato l’idea di aver subito un abuso. Lui naturalmente mi rimproverò per averlo smascherato.
(Intervistatore) Lui venne a casa tua e ti rimproverò per averlo denunciato.
(Marco) Per avergli fatto perdere la fiducia del suo vescovo, per aver raccontato questa cosa al rettore e al vice rettore.
Dopo questa vicenda non ho avuto più contatti né con il vescovo né con don Bruno. Forse per loro la vicenda doveva essere chiusa li.
(Intervistatore) Nel silenzio?
(Marco) Nel silenzio; però ancora una volta il prete continuava a stare nella stessa parrocchia accanto agli stessi bambini, stessi ragazzi. Per l’ennesima volta. Adesso riesco a parlarne anche se sono un pó emozionato, però allora rivivere ogni volta nei racconti quello che mi era successo non era facile. Decisi per l’ennesima volta di raccontarlo al mio parroco. Una persona che stimavo molto, con cui ero cresciuto, che mi aveva accompagnato per il seminario….Gli raccontai questa cosa. Lui dopo qualche giorno m’incontrò in privato e mi disse anche lui di starmene in silenzio perché intanto era una vicenda chiusa successa anni fa; quindi non era importante andare avanti, prendere provvedimenti.
(Intervistatore) Starsene in silenzio, no? Questo sembrava essere la parola d’ordine di tutte le persone da cui tu ti aspettavi aiuto e fiducia e che facevano parte della gerarchia della chiesa.
(Marco) Ho chiesto di aiutare questa persona, volevo forse anch’io un aiuto, un sostegno una parola di incoraggiamento che non è mai arrivata, però di aiutare quella persona che continuava nonostante tutto questo a stare li. E fu li , per la prima volta che decisi di raccontarlo anche alla mia famiglia che fino allora volevo tenere fuori perché non volevo loro dare questo dispiacere perché…..
(Intervistatore)…Invece l’hai fatto, l’hai detto ai tuoi genitori….
(Marco) Si perché qualcuno doveva prendere…..doveva fare qualcosa.. Fu così che insieme decidemmo di denunciare tutto alla procura.
(Intervistatore) Denuncia ufficiale alla procura nei confronti di don Bruno. Si sono aperte le indagini . C’è stata una inchiesta. Si è scoperto per altro che tu non eri l’unico ad aver subito quelle violenze.
(Marco) Dopo tre anni di indagini, e questo per me fu un duro colpo scoprire che c’erano altri ragazzi perché all’inizio io l’avevo percepita come una amicizia particolare mia, sua, un amicizia divina. In realtà aveva fatto la stessa identica cosa con altri sei ragazzi di cui aveva abusato. La mia rabbia, la mia amarezza fu quando ho scoperto che alcuni di questi ragazzi erano stati abusati da don Bruno dopo che io avevo parlato con i miei superiori e dopo che avevo informato il vescovo.
(Intervistatore) E si che se fossero intervenuti (possiamo togliere anche il forse) si potevano evitare quegli abusi. Don Bruno è stato ritenuto colpevole, o meglio ha ammesso la sua colpa?
(Marco) Si ha patteggiato la pena per due anni e sei mesi.
(Intervistatore) Due anni e sei mesi di reclusione per patteggiamento. Avvocato c’è una riduzione rispetto alla gravità del fatto dovuto proprio al patteggiamento?
(Avvocato) Il patteggiamento prevede tutta una serie di favori , di misure favorevoli per chi ritiene di adottare questo rito. C’è un accordo di fatto tra l’avvocato dell’imputato, e quindi , l’imputato che fa richiesta di applicazione della pena e il pubblico ministero. La parte civile in questo contesto viene esclusa perchè non può intervenire, il Gup (giudice udienza preliminare), la massima valutazione dell’udienza preliminare il giudice di Agrigento valutata anche la pena implicante anche tutta una serie di attenuanti che erano state concordate fra il pubblico ministero e l’imputato , gli da due anni e sei mesi.
(Intervistatore) È importante questa pena, che poi può sembrare anche poco no? Rispetto alla gravità di quanto abbiamo sentito, dimostra fino in fondo con l’ammissione da parte del sacerdote
che quegli abusi erano stati effettuati, Marco però insieme al tuo avvocato avete deciso anche di
chiedere un risarcimento civile, un risarcimento danni, perché questa vicenda che ha lasciato addosso un disagio che non ti scordi. Adesso sei forte e coraggioso, sei qui che ce la racconti, che hai una vita felice, so che sei fidanzato…..insomma le cose sono andate per il meglio; però c’è questo macigno che ti porti dietro.
(Marco) Abbiamo chiesto questo risarcimento dei danni anche insieme ai miei genitori per quello che è successo anche se sono convinto che nessuna somma di denaro non potrà mai restituirmi gli incubi , le notti intere i pianti che ho fatto, tra l’altro ho fatto una psicoterapia dopo tutta questa vicenda , perché l’abuso lascia sempre un segno dentro.
(Intervistatore) Quanto avete chiesto di danni? Non è una grandissima somma, rispetto a quello che abbiamo sentito!
(Avvocato) Soprattutto perché anche Marco, avete avuto anche il tempo di ascoltarlo , è un giovane che ha subito una tremenda esperienza e nonostante tutto guarda con lucidità e con speranza al suo futuro Lui ha voluto anche in questo senso mantenere una linea di grande correttezza; Ha chiesto 65.000 Euro di risarcimento.
(Intervistatore) Sessantacinquemila euro per quello che è successo, nel luogo dove uno dovrebbe essere più sicuro. Come ha replicato la Curia alla vostra richiesta di risarcimento?. Me lo dici tu Marco?
(Marco) Noi abbiamo richiesto un risarcimento in fondo sia al prete che al seminario che alla Curia .La Curia ha risposto, questo vale anche per gli altri, che il patteggiamento non è una ammissione di colpa che tra l’altro i rapporti intercorsi tra me e don Bruno si sono sempre caratterizzati per stima reciproca e affetto.
(Intervistatore) Ed è la Curia a chiedere a te dei soldi?
(Marco) Mi chiede duecentomila euro perché ho infangato il decoro della chiesa.
(Intervistatore) Attenzione attenzione, Duecento mila euro, la curia a cui lui si era rivolto per ricevere aiuto….e che non è intervenuta chiede a questo ragazzo che ha subito le molestie duecentomila euro per che cosa ? Per quale colpa?
(Marco) Per avere denunciato il fatto, per aver arrecato un danno all’immagine della curia.
(Intervistatore) Per aver arrecato un danno all’immagine della chiesa, della curia.
Vi abbiamo raccontato i fatti, ognuno naturalmente si è fatto già un’idea probabilmente però noi come sempre invitiamo a discutere qui a “mi manda rai tre”le persone coinvolte. Abbiamo invitato sia Don Bruno Puleo, sia il seminario di Favara e sia la curia vescovile d’Agrigento. Hanno in realtà accettato tutte e tre l’invito perché tutte e tre sono rappresentati legalmente dall’avvocato Antonino Gazziano che è collegato con noi dalla sede Rai di Palermo. Avvocato buona sera e intanto grazie di essere con noi .
(Avvocato) Buona sera.
(Intervistatore) Buona sera. Senta avvocato prima di iniziare, sa che mi manda rai tre , sarà un momento di confronto, fra lei che rappresenta tutti e tre le parti e Marco. Però vorrei che lei e noi tutti insieme ascoltassimo dei brani tratti da una lettera , che Marco ha scritto al Vescovo. Quando l’hai scritta quella lettera Marco?
(Marco) L’ho scritta dopo la sentenza di patteggiamento.
(Intervistatore) Dopo il patteggiamento. Dopo quindi che quel prete pedofilo, la giustizia Italiana lo aveva riconosciuto colpevole. Marco scrive questa lettera al Vescovo.. sentiamo:

“Scrivo a lei eccellenza reverendissimo monsignor Carmelo Ferraro arcivescovo metropolita della chiesa Agrigentina. Scrivo proprio a lei che una sera di novembre del duemila ha ascoltato quasi con indifferenza il mio racconto. Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio. Mi chiedo perché, lei venuto a conoscenza di fatti cosi gravi non ha preso alcun provvedimento, seguendo il monito della Santa Sede? Cosa voleva che accadesse? Che io ritrattasi? Voleva forse recuperare il colpevole? Come? Facendo finta di niente? Lasciando il prete al suo posto in mezzo alla gente, ai giovani e ai bambini per oltre un anno e mezzo? O voleva forse salvare l’onorabilità dell’istituzione? Mi viene da pensare che altre vicende simili alla mia siano state taciute e sotterrate nel silenzio Lo sa perché le ho raccontato di me quella sera di novembre? Perché credevo in lei! Credevo che lei come pastore di questo gregge , difensore dei più piccoli e dei più deboli avrebbe ascoltato il mio grido e avrebbe impedito altre carneficine di bambini e sogni …”

(Intervistatore) Ve l’abbiamo voluta far sentire questa lettera ricostruita da ricostruita da Letizia Morelli, anche per capire fino in fondo, l’abbiamo già scoperto no?,il tono di Marco; la serietà di questo ragazzo e la drammatica lettera che ha scritto al Vescovo. Allora la prassi di” mi manda rai tre”, io faccio un passo indietro parte una clessidra , avete due minuti intanto per vedervela fra voi Marco,tu e l’avvocato Graziano. Prego! ……
(Marco)Volevo chiedere all’avvocato se pensa che con questo atteggiamento aiuterà le altre vittime a uscire dal silenzio? Non pensa che il silenzio sia un macigno per le vittime? E sa una cosa? Ancor prima dell’abuso, il dolore, la sofferenza è stato quella di non essere ascoltato, non essere stato creduto, di non essere stato difeso e scoprire che altri ragazzi sono stati abusati da don Bruno dopo che io avevo denunciato tutto alla chiesa, al vescovo e sono rimasti con le mani in mano e adesso vogliono da me duecentomila euro per aver fatto quello che la mia coscienza umana e cristiana mi diceva di fare, cioè di denunciare questo pedofilo ….



l’intervista prosegue con le risposte per niente pertinente alle domande dell’avvocato con un atteggiamento tendente a screditare ciò che Marco aveva raccontato, che la dice lunga sulla sensibilità e l’attenzione che la chiesa cattolica dedica e ha dedicato al fenomeno della pedofilia che ha coinvolto molti dei suoi rappresentanti.
Se desiderate ascoltare la voce di Marco, il suo racconto dal vivo potete farlo al seguente indirizzo:http://www.youtube.com/watch?v=xAOtnZ8oVc8&mode=related&search=


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